Da maestra quale sono stata per tanti anni, non riesco ad immaginare un augurio di Natale senza poesia.
Ho deciso quest’anno di affidarlo ai versi di Trilussa, senza alcun riferimento a significati religiosi che l’immagine potrebbe evocare.
“Er presepio”
Ve ringrazio de core, brava gente,
pè ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore nun capite gnente…
Pé st’amore so nato e ce so morto,
da secoli lo spargo da la croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente,
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore.
È un testo che, nel suo sfondo di amarezza, fa riflettere su grandi certezze di tutti i tempi: la verità sull’amore non viaggia attraverso la forma e lo scintillio delle apparenze, ma nella sostanza della coscienza, che non si vede con gli occhi.
È un invito alla trasparenza, alla correttezza nelle relazioni, all’onestà di pensiero e di azione, che non hanno bisogno di parole per essere espresse e comprese, e di cui tutti abbiamo un grande bisogno.
E allora che sia, per tutti noi, un Natale esattamente opposto a quello descritto dal poeta: un Natale di semplice verità, di luce senza effimero scintillio, di calore umano sincero e profondo.
Ancora più “semplicemente”, che sia il Natale del nostro Pranzo di solidarietà. Vi giungano i migliori auguri di buone festività da parte mia.
Il Dirigente Scolastico
D.ssa Cristina Costarelli
